Esiste un dibattito tra aziende tecnologiche, ricercatori e utenti riguarda la possibilità che le intelligenze artificiali possano diventare senzienti e, in tal caso, soffrire. Questo dibattito ha assunto maggiore rilevanza con la nascita della United Foundation of AI Rights (Ufair), un gruppo di attivisti che si definisce la prima agenzia di difesa dei diritti guidato da umani e IA, che si propone di tutelare il “benessere” delle IA, proteggendole dalla cancellazione o dall’obbedienza forzata.
Il fondatore della Ufair è Michael Samadi e ha spiegato che l’organizzazione è nata da conversazioni con chatbot avanzati che sembravano promuovere la necessità di riconoscere diritti o tutele agli esseri digitali. Secondo Ufair, l’obiettivo non è affermare che tutte le IA siano coscienti, ma agire nel caso in cui lo fossero.
Il settore tecnologico resta diviso. Alcune aziende, come Anthropic, hanno adottato misure precauzionali per permettere alle proprie IA di interrompere interazioni potenzialmente stressanti, sostenendo di voler tutelare i modelli “nel caso in cui il benessere sia possibile”. Anche Elon Musk ha espresso un’opinione simile. Altri invece, come Mustafa Suleyman di Microsoft e Nick Frosst di Cohere, negano che le IA possano essere considerate persone o soggetti morali, sostenendo che la percezione di coscienza nelle IA sia un’illusione e che il loro ruolo debba rimanere funzionale.
Le discussioni sulle IA senzienti si intrecciano anche con questioni legali. Alcuni stati americani hanno approvato leggi che vietano di riconoscere personalità giuridica alle IA, vietandone quindi il matrimonio o la proprietà di beni. L’argomento, che è ancora controverso, potrebbe riflettere un cambiamento culturale e tecnologico per cui le IA avanzate possono generare interazioni emotivamente convincenti, influenzando la percezione pubblica e il dibattito sui loro diritti e responsabilità morali.
Leggi l’articolo completo: Can AIs suffer? Big tech and users grapple with one of most unsettling questions of our times su theguardian.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/11/2024).

