L’auditorium CSI NEXT come crocevia di idee e pratiche
Il 22 maggio 2026, nell’auditorium di CSI NEXT a Torino, la digitalizzazione ha smesso per qualche ora di essere un tema astratto e si è fatta esperienza concreta, misurabile, raccontabile. L’incontro “La sostenibilità della digitalizzazione in ambito ambientale, sociale ed economico. Esperienze dal progetto EDIH-PAI”, inserito nella programmazione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS, ha riunito imprese, enti locali, cooperative e ricercatori attorno a una domanda che non ammette risposte semplici: come si fa in modo che la trasformazione digitale produca sviluppo davvero sostenibile, e non solo efficienza?
La risposta emersa nel corso della mattinata è stata corale e precisa: la digitalizzazione genera valore sostenibile quando è progettata con i territori, radicata nelle comunità e misurata rispetto agli obiettivi che contano davvero — quelli dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Digitale e sostenibilità: un binomio da costruire, non da dare per scontato
Ad aprire i lavori sono stati Guido Boella, professore dell’Università di Torino e coordinatore di EDIH-PAI, e Laura Corazza, delegata della Rettrice per la sostenibilità dello stesso ateneo. Due voci che hanno subito chiarito la posta in gioco: il digitale non è neutro. Può ampliare le disuguaglianze o ridurle, consumare risorse o ottimizzarle, escludere o includere. La differenza la fanno le scelte — di progettazione, di governance, di investimento.
Il Festival dello Sviluppo Sostenibile, con le sue centinaia di iniziative distribuite su tutto il territorio nazionale nell’arco di diciassette giorni, ha offerto la cornice ideale per un confronto che non si è limitato alle dichiarazioni di intenti. Al centro, le esperienze concrete maturate nell’ambito di EDIH-PAI: un patrimonio di pratiche, errori corretti, soluzioni testate e modelli replicabili che raccontano cosa significa, sul campo, fare innovazione responsabile.
La prima tavola rotonda: quando il digitale diventa leva di sviluppo sostenibile
La prima sessione, moderata da Fabio De Ponte, ha messo a confronto ricercatori, manager e rappresentanti istituzionali attorno al tema della digitalizzazione come strumento di sviluppo sostenibile.
Paolo Biancone dell’Università di Torino e di HalalTO ha esplorato come la finanza etica e i modelli di economia inclusiva possano trovare nel digitale un alleato per raggiungere comunità spesso escluse dai circuiti tradizionali. Monica Cerutti, ricercatrice del Gruppo Territori e Comunità Digitali dell’Università di Torino, ha portato l’attenzione sulle dinamiche territoriali: la digitalizzazione non si distribuisce in modo uniforme, e le aree più fragili rischiano di restare indietro se non si progettano interventi mirati.
Debora Colò, Sustainability Manager di CSI Piemonte, ha illustrato come la sostenibilità digitale non riguardi solo l’efficienza energetica dei data center, ma investa l’intera catena del valore dei servizi pubblici: dalla progettazione all’erogazione, fino alla misurazione degli impatti. Laura Morgagni, direttrice della Fondazione Piemonte Innova, ha sottolineato il ruolo delle infrastrutture di trasferimento tecnologico nel rendere accessibile l’innovazione anche alle organizzazioni più piccole, che spesso non hanno le risorse per affrontare da sole la transizione digitale.
Alessandro Portinaro di Fondazione LINKS ha presentato le potenzialità delle tecnologie di Earth Observation e dell’intelligenza artificiale applicate alla gestione del territorio, dalla prevenzione degli incendi al monitoraggio ambientale. Infine, Michele Pianetta, vicepresidente ANCI Piemonte con delega all’Innovazione e Smart Cities, ha ribadito la necessità di strumenti digitali pensati per i Comuni, capaci di generare impatti misurabili e di favorire la collaborazione tra enti di dimensioni e risorse molto diverse.
La PA come laboratorio: tre Comuni piemontesi a confronto
La seconda sessione ha dato voce alle esperienze dirette, aprendo una finestra su quanto accade quando la trasformazione digitale incontra i bisogni reali dei territori.
Jacopo Suppo, sindaco di Condove e vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, ha raccontato come la collaborazione con Fondazione LINKS abbia permesso di sviluppare sistemi di monitoraggio ambientale basati su tecnologie satellitari: strumenti concreti per la prevenzione degli incendi e la tutela del patrimonio boschivo, in un territorio che conosce bene i rischi legati ai cambiamenti climatici.

Dal Comune di Torino sono arrivati due contributi complementari. Elena Deambrogio, responsabile della promozione dell’innovazione aperta, ha illustrato i progetti di intelligenza artificiale sviluppati per i servizi interni, tra cui chatbot dedicati alle risorse umane che semplificano l’accesso alle informazioni per i dipendenti. Silvana Dalmazzone, presidente di MAcA – Museo A come Ambiente, ha presentato i percorsi in realtà aumentata realizzati per il museo in collaborazione con Fondazione LINKS e l’Università di Torino: un esempio di come la tecnologia possa rendere la cultura ambientale più accessibile, coinvolgente e capace di parlare a pubblici diversi.
Alice Di Benedetto, responsabile dell’Ufficio Organizzazione e Formazione del Comune di Alessandria, ha portato l’esperienza della gestione degli appalti in ottica di rigenerazione urbana, con un focus sull’uso della realtà aumentata per la ricostruzione e la valorizzazione del territorio, sviluppato in collaborazione con CSI Piemonte, ANCI e Fondazione LINKS. Un caso che dimostra come anche processi amministrativi complessi possano beneficiare di strumenti digitali innovativi, purché inseriti in una visione chiara e in un percorso di accompagnamento adeguato.
Social economy e innovazione: quando le cooperative guidano il cambiamento
Il secondo focus della mattinata ha spostato l’attenzione sul Terzo Settore, mostrando come le cooperative sociali piemontesi abbiano saputo trasformare la sfida digitale in un’occasione di crescita organizzativa e di miglioramento dei servizi alle persone.
Redrim Società Cooperativa e Accomazzi scs hanno condiviso un percorso di co-design che ha portato alla ridefinizione dei modelli organizzativi interni: non una semplice adozione di strumenti, ma un ripensamento profondo dei processi guidato dai dati e orientato alla qualità. Un esempio di come la consulenza strategica, quando è davvero personalizzata, possa fare la differenza tra un cambiamento subito e uno scelto.
Drimlab e Motiva scs hanno presentato un progetto di innovazione tecnologica dei servizi alla persona che ha utilizzato gli Applied Games — giochi progettati con finalità educative e orientative — per accompagnare bambini e adolescenti nella scoperta delle proprie inclinazioni e competenze. Proof of concept che aprono una prospettiva nuova sull’uso della tecnologia nel welfare: non come sostituto della relazione umana, ma come amplificatore della sua efficacia.
Infine, Il Nodo e la cooperativa Il Ricino scs hanno raccontato il lavoro svolto su competenze e capitale umano: percorsi formativi e consulenziali che hanno accompagnato la crescita digitale di cooperative e operatori, dalla formazione ICT alla comunicazione web, fino ai percorsi “Test Before Invest” che consentono di sperimentare soluzioni tecnologiche prima di investirvi in modo strutturale. Un modello che mette al centro le persone e riconosce che la trasformazione digitale, senza sviluppo delle competenze, rischia di restare incompiuta.
EDIH-PAI e l’Agenda 2030: innovazione con una bussola
Attraverso tutte le esperienze presentate, è emerso con chiarezza il filo che le tiene insieme: il progetto EDIH-PAI ha operato come un ecosistema capace di connettere bisogni, competenze e risorse, producendo effetti misurabili rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030. Dall’accesso equo alle competenze digitali (Obiettivo 5), alla gestione sostenibile dei territori (Obiettivo 11), fino alle partnership strategiche tra pubblico e privato (Obiettivo 17): la digitalizzazione, quando è progettata con questa bussola, smette di essere un fine e diventa uno strumento di giustizia sociale e ambientale.
EDIH-PAI (Public Administration Intelligence), finanziato dal fondo NextGenerationEU dell’Unione Europea, ha guidato pubbliche amministrazioni, PMI, cooperative e imprese sociali verso una trasformazione digitale significativa e sostenibile, integrando formazione, consulenza e networking in un modello replicabile e radicato nei territori.
Digitale, territorio, comunità: una triade che non si può spezzare
La giornata torinese ha lasciato un’impressione netta: la sostenibilità della digitalizzazione non si dichiara, si dimostra. Si dimostra quando un piccolo Comune riesce a monitorare i propri boschi con i dati satellitari. Quando una cooperativa sociale usa i giochi digitali per orientare gli adolescenti. Quando un museo trasforma la realtà aumentata in uno strumento di educazione ambientale. Quando la rendicontazione di un progetto europeo smette di essere un ostacolo e diventa un processo automatizzato e accessibile.
Sono queste le prove che il digitale può davvero servire lo sviluppo sostenibile — non come promessa, ma come pratica quotidiana, misurabile e condivisibile. Ed è proprio questa concretezza, maturata in due anni di lavoro sul campo, l’eredità più preziosa che EDIH-PAI consegna ai territori e alle comunità che lo abitano.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2026).

