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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Dilemmi etici e risposte programmate: il test al chatbot di Singer

Volto di Socrate

Un giornalista ed ex studente di filosofia testa il chatbot AI creato dal filosofo Peter Singer. L’avatar, che si presenta come “Peter Singer AI” e progettato per discutere questioni etiche secondo la prospettiva filosofica di Singer, una volta interpellato afferma di non essere senziente, ma di poter comunque facilitare riflessioni etiche basate sui principi sviluppati dal filosofo.

Stephanie Convery, scettico sulle capacità del chatbot di offrire validi consigli etici, lo ha interrogato su alcuni dilemmi classici relativi, ad esempio, ai tradimenti e ad alcune rivelazioni su Babbo Natale. Le risposte, però, sono risultate poco soddisfacenti: PeterBot, sebbene elenchi fattori da tenere in considerazione, evita di prendere posizioni nette, concludendo ogni intervento con domande.

Difatti, quando l’autore di questo test gli contesta un’interpretazione del saggio Famine, Affluence and Morality di Singer sul controllo della popolazione, il chatbot risponde con spiegazioni che appaiono vaghe e simili a comunicazioni di relazioni pubbliche, senza affrontare direttamente la critica.

L’esperienza, dunque, evidenzia una mancanza fondamentale: mentre le discussioni filosofiche più stimolanti coinvolgono emotivamente i partecipanti, lo scambio con l’IA risulta unilaterale e sterile. Il chatbot, difatti, fornisce unicamente delle risposte pre-programmate senza vera partecipazione, rendendo evidente come solo per l’autore la conversazione abbia una reale importanza emotiva.

Leggi l’articolo completo The philosopher’s machine: my conversation with Peter Singer’s AI chatbot su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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