L’escalation militare tra India e Pakistan, innescata dall’operazione Sindoor e dagli attacchi in Kashmir, è stata accompagnata da una massiccia diffusione di disinformazione sui social media, che sembrerebbe aver amplificato le tensioni tra i due stati. Numerose notizie false, tra cui la presunta cattura di piloti, il controllo di città chiave e colpi di stato, sono circolate ampiamente, spesso accompagnate da video manipolati o provenienti da contesti diversi, come videogiochi o conflitti esteri.
Questa “guerra informativa” ha visto un coinvolgimento diretto di piattaforme come X e Facebook, dove le false narrazioni sono state ulteriormente alimentate anche da politici e media tradizionali, soprattutto in India. Esperti e organizzazioni di fact-checking denunciano una campagna coordinata che ha superato la solita propaganda nazionalista. Le misure di contrasto adottate da Meta e altri social non sono bastate a limitare la viralità dei contenuti falsi. In risposta, le autorità indiane hanno istituito centri di monitoraggio, ma ammettono anche la complessità del contesto.
Il fenomeno è interpretato come una nuova frontiera della guerra ibrida, in cui la disinformazione diventa arma strategica per manipolare opinioni e incrementare l’odio, con effetti destabilizzanti che si riflettono sui media tradizionali. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato gravi violazioni etiche da parte di alcuni canali televisivi, accusati di essere diventati “collaboratori della propaganda”.
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