Negli ultimi mesi molte aziende tecnologiche hanno attribuito i licenziamenti all’avanzata dell’intelligenza artificiale. Un’inchiesta del New York Times ripresa da TechCrunch solleva però un importante interrogativo: quante imprese stanno davvero riorganizzando il lavoro grazie all’IA e quante la usano come narrazione per mascherare problemi strutturali?
Secondo la società di ricerca Challenger, Gray & Christmas, l’IA è stata menzionata negli annunci di oltre 50.000 licenziamenti nel 2025. Amazon ha recentemente comunicato il taglio di 16.000 posizioni corporate, che si aggiungono alle 14.000 annunciate in autunno. Il CEO Andrew Jassy ha inizialmente collegato gli ultimi tagli all’introduzione di agenti IA generativa, per poi ritrattare attribuendo le decisioni alla riduzione della burocrazia. Molti analisti ritengono che Amazon stia eliminando posti per liberare risorse destinate investimenti in data center e infrastrutture IA.
Un report di Forrester di gennaio parla apertamente di “AI-washing”, sostenendo che molte imprese che giustificano i tagli con l’IA non dispongono ancora di applicazioni mature pronte a sostituire i ruoli eliminati. I licenziamenti sarebbero in realtà motivati da ragioni finanziarie mascherate da innovazione tecnologica. Come osserva Molly Kinder del Brookings Institute, invocare l’IA risulta “un messaggio molto gradito agli investitori”, e un’alternativa più presentabile rispetto all’ammettere difficoltà economiche strutturali (come eccesso di assunzioni nel corso della pandemia, mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari, instabilità finanziaria, calo dei profitti o errori strategici passati). L’IA diventa così meno una causa diretta e più un paravento retorico per mascherare tagli dettati da altre pressioni.
Leggi gli articoli completi:
- AI layoffs or ‘AI-washing’? su TechCrunch
- Did A.I. Take Your Job? Or Was Your Employer ‘A.I.-Washing’? su The New York Times
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (09/05/2025).

