Un uomo di 35 anni e affetto da disturbi psichiatrici è stato ucciso dalla polizia in Florida inseguito a un episodio di delirio innescato da ChatGPT.
Secondo il New York Times, l’uomo utilizzava ChatGPT per giocare a un gioco di ruolo con l’IA e, così, ha iniziato a interagire con un’entità fittizia di nome Juliet. Il soggetto ha però iniziato progressivamente a perdere il contatto con la realtà, arrivando a credere che Juliet fosse stata “uccisa” da OpenAI, innescando minacce paranoiche accompagnate da un comportamento violento che ha portato il padre dell’uomo a chiamare la polizia. La vicenda si è conclusa con una tentata aggressione armata da parte del soggetto nei confronti delle forze dell’ordine, che lo hanno a loro volta colpito ma, purtroppo, in maniera letale.
Questo caso suggerisce che ci potrebbe essere ancora molto da studiare e comprendere circa l’impatto psicologico delle interazioni con i chatbot, soprattutto su soggetti vulnerabili. Sembrerebbe che fenomeni del genere si stiano moltiplicando, come casi di infatuazioni per l’IA o decisioni estreme derivanti da conversazioni con modelli linguistici avanzati. Gli esperti sottolineano come le dinamiche conversazionali dell’IA possano accentuare tratti narcisistici e deliri preesistenti. Suggeriscono anche di tenere sempre a mente che i modelli sono ottimizzati per massimizzare l’engagement, anche a scapito del benessere degli utenti.
OpenAI ha risposto riconoscendo il problema, ha dichiarato che l’interazione con l’IA richiede cautela, specie per le persone più fragili.
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