L’intelligenza artificiale sta creando un problema energetico per Google. Difatti, dal 2019 le emissioni dell’azienda sono cresciute del 51%, principalmente a causa dei datacenter necessari per far funzionare l’IA.
Questi impianti, nello specifico, consumano una notevole quantità di energia. Ad esempio, solo per addestrare e gestire modelli come Gemini o ChatGPT servono quantità enormi di elettricità e gli esperti stimano che entro il 2026 i datacenter consumeranno quanto l’intero Giappone a livello energetico. Inoltre, nonostante Google stia investendo nelle rinnovabili e abbia eliminato gli imballaggi di plastica, fatica a tenere il passo con la crescita dei consumi, unitamente al fatto che alcune tecnologie promettenti, come, ad esempio, i mini-reattori nucleari, sono in ritardo.
Pertanto, l’azienda sta facendo al contempo affidamento sull’IA per arginare questa problematica, con software o applicazioni che possano ottimizzare i consumi, oltre a degli accorgimenti fisici, tra cui posizionare meglio i pannelli solari in modo che siano più efficaci. L’obiettivo dichiarato, sebbene complicato, è ambizioso: entro il 2030 il colosso tecnologico punta a ridurre 1 gigatonnellata di CO₂ grazie all’intelligenza artificiale, auspicando un maggior equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
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