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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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L’IA come alleata della creatività: tra sorpresa, attrito e riflessione

L’IA come alleata della creatività: tra sorpresa, attrito e riflessione

Artisti, musicisti e ricercatori stanno sperimentando nuovi modi di collaborare con l’IA. L’obiettivo non è certo quello di automatizzare il processo creativo. Tuttavia, guidati anche dalla consapevolezza che l’IA generativa è uno strumento che continuerà sempre di più ad essere utilizzato, questi artisti hanno scelto di buttarsi e tentare di sfruttare questa tecnologia integrandola al proprio processo creativo, rendendolo più ricco. 

Tra questi artisti c’è Lizzie Wilson, live coder londinese e ricercatrice presso il Creative Computing Institute, che nelle sue performance musicali affianca a sé un agente AI in grado di generare beat imprevisti e spingere l’improvvisazione oltre i limiti del già noto. Il suo lavoro incarna una visione della co-creatività in cui l’IA non sostituisce l’artista, ma lo costringe a reagire, riflettere e adattarsi. 

Si tratta di una risposta critica alla logica dei modelli generativi più diffusi, come DALL-E o Midjourney, che offrono risultati immediati ma rischiano di appiattire il processo creativo. Alcuni ricercatori, tra cui Mike Cook del King’s College, infatti, avvisano del fatto che questi strumenti, se usati passivamente, potrebbero indebolire le capacità di innovazione e di problem solving, privando le persone della possibilità di fallire, imparare e sviluppare vere competenze.

L’obiettivo della ricerca di questi artisti non è rendere la creatività più facile, ma più profonda. Progetti come Pixie, sviluppato da Cook per co-creare giochi digitali, o gli studi di Bryan-Kinns sull’impatto dell’IA nella composizione musicale, mostrano come modelli in grado di sorprendere, disorientare o anche sbagliare possano aprire nuove strade espressive. 

Leggi l’articolo completo: How AI can help supercharge creativity su technologyreview.com.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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