L’IA è già realtà!
Riprendendo Cosimo Accoto, sempre meno servirà un umanesimo impaurito o arrabbiato, ma, di converso, servirà equilibrio e intelligenza per far fronte agli entusiasmi ingenui, l’altro lato della medaglia.
Soprattutto, abbiamo bisogno di “coscienza”, il software decisivo posseduto dall’umano, perché la macchina, la tecnologia, in quella che può essere definita una vera e propria “provocazione di senso”, tra tanti possibili “orrori”, offre la possibilità di scoprire anche “splendori”.
E la coscienza è uno di questi.
Un veleno che si tramuta in farmaco, e che innanzi a una potenzialità così “disruptive” obbliga l’uomo a domande esistenziali assolute, liquidate troppo facilmente con l’avanzamento della modernità materialista.
Come siamo fatti? Che cos’è la coscienza?
E la macchina? Ne avrà una?
E, sulla base di questo, “che fare”?
Che tipo di relazione, di potenziamento, di integrazione effettuare grazie a queste rinnovate conoscenze?
L’IA come bomba atomica o come utile tecnologia cognitiva?
Probabilmente, come direbbe Stanislaw Lem, “oscilleremo nel mezzo”.
E anche questo andrà fatto con coscienza!

IA e il nuovo scenario esistenziale
Le IA, i nuovi media e le nuove tecnologie non sono un corpo estraneo separato dall’antroposfera e dalla biosfera, ma il punto d’incontro tra queste due [1].
La tecnica non è mai solo “strumento per”, ma è essa stessa il fine (“the medium is the message”), per la sua capacità di plasmare, riscrivere e ristrutturare la realtà e l’umano stesso [2].
Ma ancora: il silicio, le cablature, il cyberspazio, l’infosfera, non sono nemmeno essi corpi estranei rispetto alla materia generata in natura, ma sono “nuova materia”, prodotta dall’interazione dell’umano con la natura e dalla necessità dell’umano di andare “fuori di sé”, costruendo “eteroreferenze” [3].
Così come nuova materia furono i macchinari della fabbrica a vapore, il telaio meccanico, e tutti i complessi inorganici che, a partire dalla rivoluzione industriale, trasformarono la vita sul pianeta, e il pianeta stesso, “terraformandolo”.
Tutto ciò può essere mai considerato estraneo al nostro processo di sviluppo? Una sorta di errore, di anomalia, sopraggiunta d’un tratto come un virus che infetta la perfezione del creato?
Non credo!
La soluzione logica a questo quesito sarebbe il ritorno a prima dell’IA, di internet, del computer, della TV, della rivoluzione industriale.
Possibile? E avrebbe senso?
IA e coscienza, il software decisivo
Ha piuttosto senso agire e pensare con pragmatismo.
Che cosa possiamo mettere in campo per “cavalcare la tigre” del progresso tecnologico, dell’accelerazione potenzialmente esponenziale delle nuove tecnologie?
Se c’è qualcosa che la macchina non ha e non potrà mai avere, dal nostro punto di vista, è la coscienza, almeno non come umanamente intesa.
La macchina potrà essere pensante, per come la intende Turing, cioè avente una capacità di correlazione tra input e output [4], ma priva di semantica, per dirla con Searle, incapace di attribuire significato [5].
In questo senso l’IA ha immense capacità di calcolo, ma sulla base di una cognizione stocastica.
E anche se fosse possibile la replica perfetta del cervello, delle reti neurali, mancherebbero tutti quegli strati sottili che possiede la mente umana, e che si agganciano al cervello nel momento dell’incarnazione.
Sì, sappiamo che una tale prospettiva fuoriesce dal paradigma neuroscientifico vigente.
Questo interpreta la coscienza come prodotto emergente della struttura neuronale e, al massimo, delle connessioni di questa con l’ambiente storico-sociale (la “seconda natura del cervello” secondo Edelman [6]), e senza postulare l’esistenza di un “centro di coesione”, come nel “modello delle versioni multiple” di Dennett [7].
Tuttavia siamo qui proprio a tracciare percorsi nuovi, ma anche “antichi”, per quelle domande fondamentali esistenziali che la macchina ci pone.
Buddhismo, la scienza della mente al servizio dell’IA
Ci sono conoscenze che di converso possiamo offrire noi all’IA, in un meccanismo di interdipendenza uomo/macchina.
Il buddhismo è una “scienza della mente“, che definisce l’esistenza di campi sottili, immateriali, “invisibili” della mente e della realtà, e lo fa con rigore logico-concettuale, oltre che con accurata capacità di sperimentazione, attraverso la meditazione.
In linea con il suo spirito pragmatico, il Dalai Lama porta avanti un dialogo con neuroscienziati e fisici quantistici.
In particolare nelle ricerche di laboratorio con Varela e Maturana, si constata che la pratica meditativa produce una vera attività “autonoma” della mente sottile, la quale non solo è indipendente dal cervello ma sarebbe essa stessa a destarlo e direzionarlo [8].
In sostanza, la mente sottile si configura come un trasmettitore, mentre il cervello, la parte biologico-materiale e le sue connessioni neuronali, fungerebbero da ricevitore di tale segnale (meccanismo dal + al – come direbbe Federico Faggin [9]).
Una prerogativa squisitamente umana, perché secondo il buddhismo (tradizione Mahayana), questi strati sottili della mente (continuum mentale) si incarnano di vita in vita nel ciclo delle rinascite umane (la “preziosa rinascita umana“), escludendo la macchina dalla ricezione [10].

IA e coscienza umana, l’integrazione possibile
In ultima analisi, cosa dovremmo farcene ora di questo impasto di conoscenze?
Una polemica tra antropocentrici e macchinocentrici?
Forse è il caso di andare oltre, e di iniziare a pensare “con” la macchina, in una integrazione (ibridazione) tra la cognitività umana e quella della IA, in una “cognisfera” integrata in un “terzo spazio creativo” [11].
L’IA come estensione della mente umana [12], come rifrazione espansa in 𝑛 possibilità stocastiche della cognitività umana, e poi riflessa e rimodulata dalla stessa.
Superare il quesito della coscienza della macchina, integrandolo, sviluppare la conoscenza e la coscienza, appunto, “umana”, per riportarla alla macchina in un flusso interdipendente continuato.
Integrare la coscienza (della mente) umana, in tutti i suoi strati, agita in tutti i suoi sensi, in tutti quei rapporti di causa-effetto non immediatamente visibili.
Rapporti che ci fanno constatare che ad azione, emozione e pensiero positivi ed equilibrati corrispondono manifestazione positiva ed equilibrata, e viceversa.
Non è facile, ma accettiamo la sfida!
Bibliografia:
[1] Marchesini, R., Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2001, pp. 44-64.
[2] McLuhan, M., Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 2015, pp. 29-41.
[3] Marchesini, R., Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2001, pp. 45-46, 63.
[4] Turing, A. M., “Computing Machinery and Intelligence”, Mind, vol. 59, n. 236, 1950, pp. 433-460,
https://academic.oup.com/mind/article/LIX/236/433/986238
[5] Searle, J., “Minds, Brains and Programs”, Behavioral and Brain Sciences, vol. 3, n. 3, 1980, pp. 417-457,
https://philpapers.org/rec/SEAMBA
[6] Edelman, G. M., Seconda natura. Scienza del cervello e conoscenza umana, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007, p. 21.
[7] Dennett, D., La coscienza spiegata, Odile Jacob, Parigi, 1993, p. 141.
[8] Dalai Lama; Goleman, D., Emozioni distruttive, Oscar Mondadori, Milano, 2009, p. 328.
[9] Faggin, F., Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura, Mondadori, Milano, 2023, pp. 9, 287.
[10] Siconolfi, R., “Intelligenza artificiale e coscienza in una prospettiva buddhista e spiritualista”, Informazione filosofica, nn. 13-14, 2024, pp. 43-67,
https://files.supersite.aruba.it/media/6895_248a7d11a568169f5a6bcb14b4beb2f2a13e6d55.pdf/o/informazione%20filosofica%2013-14_def.pdf
[11] Siconolfi, R., “Aziende e scenari del XXI secolo. Intervista a Maurizio Goetz”, Adv Media Lab, 2025.
https://www.advmedialab.com/aziende-scenari-xxi-secolo-intervista-maurizio-goetz/
[12] Hughes, J., “Cyborg Buddha: transhuman enlightenment and basic income”, Future Thinkers (podcast FTP025), 2016.
https://futurethinkers.org/cyborg-Buddha-james-hughes-transhuman-enlightenment/
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