L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro. Questa trasformazione, che ha portato alla perdita di lavoro e ad una riduzione delle opportunità professionali, è stata raccontata dalle storie di cinque professionisti del settore artistico.
Mateusz, giornalista polacco licenziato da Radio Cracovia, che ha preferito sostituire i conduttori con avatar virtuali. La radio, inoltre, ha persino “intervistato” la poetessa morta Szymborska, scatenando polemiche etiche. Lina, illustratrice indonesiana, ha visto crollare le commissioni da 15 a 5 al mese dopo l’arrivo di Midjourney. Annabel, copywriter britannica, invece, è stata licenziata quando l’azienda ha iniziato a usare ChatGPT per scrivere contenuti. Richie, doppiatore americano, ha scoperto che la sua voce era stata clonata dall’IA senza permesso. Infine, Jadun, graphic designer, è stato sostituito dopo sei anni di lavoro.
Queste testimonianze, dunque, mostrano come l’IA stia impattando settori considerati immuni dall’automazione, come quelli legati alla creatività. Il problema, però, non è solamente economico: c’è una questione etica sulla qualità, l’autenticità e il valore umano nel lavoro creativo. Come dice Mateusz: “L’IA non può sostituire la nostra curiosità, creatività o intelligenza emotiva”.
Leggi l’articolo completo ‘One day I overheard my boss saying: just put it in ChatGPT’: the workers who lost their jobs to AI su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

