L’IA si sta trasformando in uno strumento chiave anche per i gruppi terroristici, che la impiegano per reclutare, propagandare e organizzare operazioni in modo sempre più sofisticato.
Sembrerebbe, infatti, che organizzazioni come l’ISIS e gruppi di estrema destra sfruttino chatbot come ChatGPT per creare contenuti audio-visivi, disseminare istruzioni su armi e attacchi, e migliorare la propria sicurezza operativa attraverso modulatori vocali criptati e tecniche di anonimizzazione.
Secondo fonti vicine al governo statunitense, l’IA non rivoluziona le capacità operative del terrorismo, ma accelera e potenzia strumenti già in uso, ampliando la portata e l’efficacia delle azioni. Sembrerebbe che alcune riviste dell’ISIS descrivino l’IA come “una forza che plasma la guerra” e che ne incoraggino l’adozione.
Le agenzie di intelligence, dal canto loro, sembrerebbero arrancare tra risorse ridotte, infrastrutture indebolite e minore attenzione da parte di governi e piattaforme tecnologiche verso il contrasto al terrorismo digitale. Secondo gli esperti, infatti, il vero rischio non è tanto nella tecnologia in sé, quanto nella fragilità crescente dei meccanismi di prevenzione e monitoraggio.
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