L’IA generativa sta ricoprendo un ruolo sempre più centrale nelle operazioni militari statunitensi, come dimostrato da un recente esperimento condotto da circa 2.500 marines nel Pacifico. A bordo di tre navi, l’unità ha utilizzato un sistema di IA, finanziato dal Pentagono, per raccogliere e analizzare informazioni di intelligence, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza rispetto ai metodi tradizionali. I marines hanno impiegato modelli linguistici avanzati per tradurre e sintetizzare notizie straniere e redigere rapporti giornalieri, accelerando così il processo decisionale in situazioni complesse.
Questa tecnologia, sviluppata da Vannevar Labs, analizza grandi volumi di dati in più di 80 lingue. Si distingue per la sua capacità di analizzare profili sui social media e bypassare firewall in paesi come la Cina. Quest’approccio ha finito con l’attirare l’attenzione del Pentagono che, infatti, ha deciso di destinare 100 milioni di dollari per finanziare progetti pilota sull’IA generativa. L’uso di questa tecnologia, tuttavia, solleva preoccupazioni in merito alla sua affidabilità, in particolare per quanto riguarda l’analisi del sentiment politico.
Inoltre, esperti come Heidy Khlaaf mettono in guardia contro i rischi derivanti da una potenziale dipendenza da questi sistemi, evidenziando le difficoltà nell’affrontare dati complessi come la propaganda e i dati open source, che sono più soggetti a manipolazioni. Tuttavia, nonostante le sfide, l’IA generativa sembra comunque destinata a rivestire un ruolo sempre più centrale nelle operazioni di intelligence.
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