I lavoratori con maggior dimestichezza con gli strumenti di intelligenza artificiale sono diventati tra gli utenti più assidui di Chat GPT. Secondo un sondaggio di Gallup, il fenomeno è comunque ancora circoscritto a una minima parte dei lavoratori, dato che il 67% dei lavoratori dichiara di non usarla. Il 4% che invece afferma di usarla quotidianamente, la considera una tecnologia essenziale per massimizzare la produttività e ridurre le ore di lavoro.
Ogni giorno, i chatbot sono interrogati per apprendere nuove competenze, per analizzare report o delle grandi quantità di dati, esaminare i candidati e alle volte per imparare come programmare altri bot per aiutarli con attività ripetitive, come la creazione di corsi online.
Il fenomeno è al momento limitato al segmento di lavoratori con maggiori familiarità con la tecnologia, che oltretutto è consapevole delle conseguenze di un utilizzo troppo disinvolto dell’IA. Arvind Karunakaran, assistente universitario e membro del Centro per il Lavoro, la Tecnologia e l’Organizzazione dell’Università di Stanford, ha ricordato al Washington Post di non inserire informazioni sensibili in strumenti che non dispongono di misure di sicurezza adeguate.
Oltre ad essere sempre soggetta a problemi di bias, Karunakaran ha ricordato che un eccessivo affidamento all’intelligenza artificiale potrebbe far perdere ai lavoratori l’opportunità di acquisire nuove competenze, o compromettere quelle già acquisite.
Leggi l’articolo completo: Meet the ‘super users’ who tap AI to get ahead at work su The Washington Post.
Immagine generata tramite DALL-E.

