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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

IA tra memoria e immortalità, quale direzione prendere?

Immagine di uno spettro digitale stilizzato.

Il tema del tentato ricongiungimento tra vivi e morti è universale e si manifesta attraverso le diverse espressioni della cultura popolare, come testimoniano la musica, il testo, la letteratura e il cinema.

Uno degli esempi più emblematici è rappresentato dall’episodio Be Right Back della serie Black Mirror, dove Martha, la protagonista, sviluppa una dipendenza verso il bot (poi robot) impersonificante il suo fidanzato Ash, deceduto in un incidente stradale. Nonostante fino a qualche anno fa questo racconto fosse solo fantascienza, ogni giorno diventa sempre più realtà.
Infatti, grazie alle reti neurali artificiali, l’apprendimento automatico e i modelli generativi di linguaggio, è ora possibile creare repliche sempre più precisi dei defunti, con cui è possibile conversare. La Cina, ad esempio, si sta già sviluppando in questo settore, avendo compreso che il lutto è una necessità che non è destinata a scomparire e che, come con qualsiasi necessità, è possibile generare guadagni in termini economici.
Davide Sisto, filosofo e tanatologo all’Università di Torino, ha spiegato nella sua intervista a Wired e nel corso dell’incontro “IA oltre la vita” (primo appuntamento di IA quotidIAna, ciclo d’incontri curati da MagIA e dal Circolo dei Lettori di Torino), in cui ha partecipato come relatore, che la non accettazione della morte, tipica della società occidentale, rappresenta un problema che è sempre esistito ma che, tuttavia, dal secondo dopoguerra è andato a peggiorare arrivando alla “rimozione della morte”, conseguenza delle aspettative di una società che richiede di essere sempre performanti e dove non c’è più spazio per la fragilità legata alla condizione di vita. Il tabù della morte si rafforza sempre di più e ciò si riflette sia a livello lessicale che urbanistico. Esistono inoltre diversi progetti che, anch’essi, riflettono questa non accettazione, come lo dimostra la storia di Eugenia Kuyda, creatrice di Replika, simile in maniera impressionante a quella fittizia di Martha in Be Right Back.

Tuttavia, allontanare l’idea di mortalità tramite queste tecnologie non è poi così utile. Perché? Come spiega Davide Sisto, questi progetti consentono unicamente mere riproduzioni di dati già esistenti, inoltre comportano il rischio di diventare ostacoli all’elaborazione e accettazione del lutto, della fine della vita. Tuttavia, Sisto sottolinea che, se queste tecnologie vengono utilizzate correttamente, potrebbero invece avere risvolti positivi, suggerendo un approccio più simile a quello adottato in Asia, incentrato sulla memoria piuttosto che sulla ricerca dell’immortalità.

Leggi l’articolo completo: Con l’intelligenza artificiale anche la morte non è più la stessa su wired.it.

Immagine generata tramite DALL-E 3.

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