Un’analisi condotta da NewsGuard ha evidenziato che il programma di fact-checking di Meta, recentemente chiuso, aveva etichettato solo il 14% dei post contenenti disinformazione proveniente da Russia, Cina e Iran. Infatti, nonostante l’intenzione di limitare la diffusione di narrazioni false su piattaforme come Facebook, Instagram e Threads, la maggior parte di questi contenuti è passata inosservata, con solo 66 su 457 post marcati con etichette di verifica.
Sembrerebbe che questa inefficacia sia da attribuire (in parte) ai limiti degli algoritmi di Meta, che non sono in grado di rilevare variazioni linguistiche o formulazioni parafrasate delle affermazioni false. Anziché provare a risolvere questo problema, Meta ha invece recentemente deciso di sostituire il programma di fact-checking negli Stati Uniti con le “Community Notes“. Questa scelta potrebbe rendere il controllo meno efficace, in quanto non affronta in modo diretto e rapido le narrazioni di disinformazione provenienti da fonti strategiche, come, ad esempio, quelle supportate da stati stranieri.
Il rischio è che i contenuti falsi, anche se corretti, continuino a circolare senza etichette che li identifichino come disinformazione, come è successo nel caso di numerosi post simili a quelli già etichettati, che non sono stati corretti e hanno continuato a diffondersi.
Leggi l’articolo completo: Before Shutdown, Meta’s Fact-Checking Program Only Labeled 14 Percent of Russian, Chinese, and Iranian Disinformation Posts su newsguardrealitycheck.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3.

