Durante l’incontro annuale dell’American Economic Association, che si è svolto a inizio gennaio, l’IA è stata al centro dei dibattiti, con economisti di spicco come Erik Brynjolfsson che hanno analizzato il suo impatto sul mercato del lavoro e sulle disuguaglianze. Invece, sembrerebbe che le previsioni di un massiccio dislocamento di posti di lavoro non sembrano essersi concretizzate, anzi. Sono diversi gli studi che suggeriscono che l’IA stia principalmente potenziando la produttività dei lavoratori, piuttosto che sostituirli.
Tuttavia, gli effetti sull’occupazione restano incerti, con alcuni lavori, come quelli dei tassisti, esposti a minacce imminenti. Le preoccupazioni, infatti, sono principalmente rivolte a quelle figure lavorative che svolgono mansioni altamente automatizzabili, come anche alcune professioni d’ufficio.
Un’altro tema dibattuto dagli economisti nel corso di quest’incontro annuale, sono le potenzialità dell’IA nel ridurre la disuguaglianza economica, osservando che i lavoratori meno qualificati potrebbero trarne più vantaggi rispetto ai professionisti di alto livello. Tuttavia, nuovi studi suggeriscono che l’IA potrebbe – al contrario – ampliare la disuguaglianza, favorendo chi già eccelle nel proprio campo, come nel caso degli imprenditori ad alte prestazioni in Kenya o degli scienziati di un laboratorio di ricerca.
Brynjolfsson ha sottolineato che l’impatto dell’IA sulla disuguaglianza dipenderà dalle politiche e dai sistemi adottati. Se progettata correttamente, l’IA potrebbe contribuire a una distribuzione più equa della prosperità, evitando che i benefici vengano concentrati in mani troppo ristrette.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

