Un rapporto condotto da Fairwork dell’Università di Oxford e dalla Global Partnership on Artificial Intelligence, rivela che l’uso dell’IA e della robotica nei magazzini di Amazon nel Regno Unito sta avendo un impatto significativo sui lavoratori e sulle iniziative di sindacalizzazione.
Secondo il rapporto, l’accelerazione delle operazioni guidata dalla Supply Chain Optimization Technology (SCOT) di Amazon e dai robot Kiva Systems, ha portato a ritmi di lavoro più serrati, aumentando il senso di isolamento tra i dipendenti. Questo ha influenzato non solo le condizioni lavorative, ma anche il contratto e la rappresentanza dei lavoratori. Alcuni dipendenti lamentano un netto peggioramento delle loro condizioni di lavoro. In passato, infatti, potevano muoversi liberamente nel magazzino, interagendo con i colleghi. Ora, si ritrovano confinati in postazioni fisse, con solo robot come compagnia. Inoltre, anche i ritmi lavorativi sono cambianti e vengono descritti come “senza sosta”.
Amazon ha respinto le accuse, sottolineando il ruolo della tecnologia nell’ottimizzazione dell’efficienza operativa e la creazione di nuove opportunità di lavoro qualificato.
Il rapporto evidenzia anche come questa sfida riguarda anche le organizzazioni sindacali. L’isolamento dei lavoratori, infatti, complica i tentativi di sindacalizzazione, un problema amplificato dall’atteggiamento di Amazon verso i sindacati.
Il sindacato GMB, nel Regno Unito, ha avviato diverse iniziative per organizzare i lavoratori di Amazon, incluso lo sciopero. La frase “non siamo robot” è diventata un grido per sottolineare le condizioni lavorative e l’intensificazione delle attività.
Leggi l’articolo completo: Amazon’s AI Warehouses Isolate Workers and Hinder Union Organizing, New Report Finds su 404media.co.


