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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Is it AI?

Cartesio

Cartesio e il dubbio

Nelle sue Meditazioni metafisiche, un’opera capitale per la storia del pensiero, Cartesio si avventurò alla ricerca di una conoscenza certa che potesse essere acquisita dall’uomo. In età moderna molti filosofi cercavano fondamenti solidi della conoscenza e l’idea che la specie umana non potesse pervenire ad alcun assioma riguardante la realtà costituiva un’eventualità inquietante. Il grande filosofo francese portò avanti la sua ricerca attraverso il dubbio metodico (o iperbolico): sottoporre a scetticismo qualsiasi dato abituale, per non cadere in una petizione di principio. Se qualcosa fosse risultato impossibile da negare, la ricerca avrebbe avuto successo.

Le prime conoscenze a cadere sotto la scure del dubbio furono quelle derivanti dalla sensibilità, esterna e interiore: i sensi ingannano e nulla di totalmente certo può fondarsi su di essi. Tra gli esempi classici per mostrare l’inganno della percezione si citano:

  • una torre che, vista da lontano, appare cilindrica ma da vicino si rivela un parallelepipedo;
  • i sogni, talvolta così vividi da essere indistinguibili dall’esperienza reale.
    Cartesio — con l’argomento del sogno, l’ipotesi del genio maligno e l’esempio della cera — estende il dubbio oltre i sensi, fino a lasciarci il cogito come unica certezza.

“Is it AI?”: il dubbio artificiale

Se Cartesio avesse scritto nel 2025, avrebbe forse richiamato un altro tipo di incertezza: le produzioni multimediali generate da sistemi di intelligenza artificiale. Qualsiasi social straborda di contenuti creati tramite IA. Su Instagram, per citare un classico, la quantità di reel con immagini artificiali ha raggiunto proporzioni notevoli. In molti casi è facile distinguere un reel autentico da uno prodotto con IA – ad esempio quando si vedono mezzi di trasporto trasformati in animali o supereroi – ma ve ne sono altri in cui la distinzione è davvero difficile. Sono circolate serie di reel con coppie di foto o video di paesaggi: si chiedeva agli utenti di indovinare quale immagine fosse reale e quale generata. Spesso la distinzione risultava ardua e gli errori numerosi. Non a caso, nei commenti ricorre la domanda: “Is it AI?”

Il campo delle immagini e dei piccoli video è quello in cui l’IA sembra aver raggiunto i risultati più impressionanti sul fronte del fotorealismo; in produzioni più complesse (come videogame o pubblicità ad alto budget) un occhio allenato può ancora cogliere artefatti, ma la distanza si sta riducendo.

Testi: tra fluidità e originalità

Un altro ambito in forte crescita è la produzione di testi scritti. I chatbot, capaci di interloquire con fluidità e naturalezza, sono il tipo di IA più diffuso tra i non specialisti. Le loro produzioni stanno migliorando costantemente, tanto da aver suscitato allarmi nelle università per il rischio di imbrogli nella stesura di tesi. Esistono strumenti che stimano se un testo possa essere stato generato da IA, ma non sono infallibili (falsi positivi e negativi restano possibili). Al momento, il grande confine pare essere quello della creatività: mentre i chatbot si difendono bene nella saggistica, arrancano di più nell’invenzione pura, faticando a produrre canzoni davvero memorabili o narrativa con una voce autoriale riconoscibile.

Voci e audio: naturalezza sì, emozione a tratti

Meno preoccupante, per ora, appare la generazione di tracce audio. Le voci sintetiche possono suonare molto naturali, ma spesso faticano a trasmettere emozioni profonde e sfumate su passaggi lunghi, lasciando un’impressione talvolta uniforme.

Che cosa resta certo?

Il progresso tecnologico – con l’IA come punta di diamante – non sta colmando automaticamente le lacune della nostra conoscenza. Piuttosto, la complessità dei suoi prodotti introduce un nuovo fattore di confusione e di dubbio. E tuttavia, come per Cartesio, il dubbio non è solo un problema: è un metodo. Il nostro punto fermo non è la singola immagine “vera”, ma la facoltà di giudizio che si esercita nel chiedersi se un contenuto sia autentico. In questo senso, l’odierno “dubbio artificiale” può diventare, come quello metodico, uno strumento per affinare il discernimento.

Per approfondire

Cartesio Renato, Meditazioni metafisiche, Bompiani, Milano 2001.

Esempio di reel Instagram sul confronto AI-realtà: https://www.instagram.com/reel/DLZOF0-sN2h/?igsh=NjFhOGMzYTE3ZQ==

Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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