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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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L’algoritmo e la disinformazione: riflessioni alla luce della distinzione tra doxa ed episteme

Caverna di Platone

Le nuove tecnologie ed il loro sviluppo esponenziale hanno trasformato di fatto le nostre abitudini, il nostro modo di vivere e la nostra percezione della realtà sia sostituendo, sia affiancando l’uomo in un numero crescente delle proprie attività ma, e forse soprattutto, modificando la sua stessa percezione della realtà e di sé stesso. E qui la questione di cosa sia e di come circoli ed operi l’informazione si impone.

In generale può essere descritta come informazione qualsiasi “notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere”.

Nella pratica il concetto di informazione non è ben definito e tende ad assumere sfumature diverse in base al contesto di applicazione. Tuttavia si può affermare che informazione è veicolo di conoscenza.

L’informazione, intesa sia nel senso di essere informati da una pluralità di fonti, sia nel senso di informare gli altri, che con il digitale, è divenuta più accessibile da molte più persone, in maniera più rapida e smisuratamente più ampia, apparentemente con meno filtri “sociali”, ha subito un processo di democratizzazione dovuto alla possibilità per chiunque sia in possesso di un digital device di essere in grado rapidamente di informare e di informarsi.

Da ciò, però, è cambiato anche il modo di dare informazioni deformate e distorte, se non del tutto false, la cui diffusione e pervasività appare incontrollabile.

Ciò, unito alla possibilità di far circolare in rete fake news ed amplificare il fenomeno della disinformazione, ha reso di fatto difficoltoso per l’individuo riconoscere la verità e formarsi un’opinione corretta e razionale. La disinformazione, intesa come disinformatia cioè come “la diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno”, ostacola la creazione di un’opinione pubblica consapevole che possa incidere anche sulle questioni politiche rilevanti per la nostra società.

L’informazione, non è più, se mai lo è stata, un portatore neutro di bit di informazione, ma ha assunto il ruolo di intermediazione attiva se non addirittura, paradossalmente, di fonte dell’informazione stessa, costituendo un ponte tra la realtà materiale e la capacità dell’uomo di darle un senso e consentendogli di comprendere ed interpretare il mondo esteriore. Insomma, se vogliamo dirlo in maniera forse un poco forzata ma non del tutto inappropriata, l’immaginario sembra prendere il posto della realtà.

Il legame tra verità e conoscenza ed informazione si comprende meglio quando si pensa che l’informazione consente di rispondere alla domanda: cos’è questo? Ma, se si impone l’immaginario, la relazione con la realtà stessa, con gli stati di fatto, si distorce fino a rendere impossibile la stessa domanda “che cos’è?”, rende, cioè, possibili molte risposte concorrenti di cui non si scorge più l’eventuale contraddizione.

La relazione tra informazione e verità, quando viene distorta e manipolata mediante la disinformazione, che si sostanzia nell’alterazione dell’informazione, inevitabilmente finisce col minare la capacità dell’individuo di comprendere la realtà.

Per questo motivo, l’alterazione della qualità delle notizie diviene più condizionante, in quanto finisce per impedire il dibattito razionale ed informato nella sfera pubblica. Infatti, la costruzione di un’opinione pubblica corretta e razionale consente di influenzare le decisioni politiche e quindi costituisce un elemento indispensabile per garantire sia una partecipazione collettiva alla res pubblica sia la stessa democrazia. Se infatti si intende la politica quale modo per realizzare il bene comune, appare di tutta evidenza che a questo processo politico-democratico debbano necessariamente partecipare sia gli individui che la popolazione nel suo insieme [come vuole l’art. 1 della Costituzione italiana].

Nell’attuale società digitale, quindi, si riapre nel medio dell’infosfera il dilemma tra doxa ed episteme, già formulata da Parmenide e poi evidenziata da Platone nel VII Libro della Repubblica con il mito della caverna. In questo mito, che traduce narrativamente i pilastri dell’epistemologia platonica, e del suo intreccio con la vita nella polis e nella politeia, gli uomini che si liberano dalle catene per mezzo delle quali potevano guardare solo davanti a sé un muro su cui venivano proiettate le ombre delle cose, rappresentano l’essere umano che dalla doxa, per sua natura mutevole, basata sull’apparenza sensibile e fondata sull’esperienza immediata [in fondo consegnata al primato dell’immagine], elevano la propria anima e raggiungono l’episteme, ossia la vera conoscenza. Il mito della caverna, forse, potrebbe essere attualizzato paragonando le ombre alla disinformazione prodotta e diffusa con le nuove tecnologie, rispetto alla quale l’individuo ha un comportamento passivo non potendo dominare la stessa che, al contrario, si impone nell’infosfera. Nella società digitale, dunque, le catene potrebbero essere rappresentate da un medio sintetico, immateriale e perciò sfuggente alla percezione, che non ammette contraddizione e cerca di sostituirsi alla realtà stessa.

Come orientarsi, dunque, in questo mare di informazioni non verificate e dalle quali on-line siamo costantemente “bombardati”? e come dominare gli scivolamenti verso il capovolgimento tra immaginario e reale?

L’idea di un sistema che rilevi e censuri perennemente le notizie false oltre ad essere in palese contrasto con le regole di un Paese democratico, sarebbe anche impossibile a causa della moltitudine di notizie che ogni giorno vengono generare e condivise ad una velocità straordinaria dovuta all’utilizzo delle nuove tecnologie: sono sufficienti alcuni “click” per far diventare virale una notizia. Come difendersi da questo caos informativo? Da questa entropia che degrada l’informazione al punto da non potersi più trasformare in conoscenza?

Forse, a parere di chi scrive, un utile strumento potrebbe essere quello di ricorrere alle virtù dianoetiche teorizzate da Aristotele e far riferimento in particolare alla saggezza, che permette all’uomo di cogliere meglio la verità pratica, guidandolo “secondo retta ragione”. Questo livello di discorso non si sovrappone artificiosamente ed estrinsecamente alla produzione e circolazione delle informazioni, ma si interroga sulla possibilità e sul modo di integrarle in maniera consapevole, libera e pertinente nella coscienza sia individuale che collettiva. 

La caratteristica fondamentale della phronesis per Aristotele è l’avere come fini l’azione ed il bene, tuttavia, non è sufficiente la conoscenza dei principi del bene: sono fondamentali la volontà ed il desiderio dell’uomo che si sostanziano in una sua partecipazione emotiva ove emotivo va inteso non come superficiale reazione psichica, ma come ben più profondo coinvolgimento del chi che conosce. Il desiderio di verità conduce l’uomo a cercare il vero bene e a fuggire il bene apparente.

L’approfondimento problematico dell’intersezione tra circolazione ed appropriazione delle informazioni e standard antropologici implicati nella questione delle virtù innanzitutto dianoetiche, potrebbe allora rivelarsi matrice di quel sapere critico che, allo stato attuale, appare sempre più essere un prezioso e indispensabile strumento per preservare la democrazia ed evitare che l’individuo viva nell’inganno.

In conclusione, di fronte a questa realtà sintetica che cerca di imporsi senza incertezze ed ostacoli, in maniera cioè scontata e pervasiva all’individuo, solo chi cerca la vera conoscenza può elevarsi oltre l’apparenza. Come nel mito della caverna, l’uomo non deve arrendersi alle ombre: perché accontentarsi del riflesso, invece che guardare la fonte della luce? Solo così si potranno valorizzare senza cortocircuiti le potenzialità dell’IA.

Bibliografia:

https://www.treccani.it/vocabolario/disinformazione

https://www.treccani.it/vocabolario/informazione/;

Platone, a cura di F. Sartori, La Repubblica, Laterza, 2007.

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