Migliaia di lavoratori a cottimo sparsi in oltre cinquanta paesi. Il settore della robotica umanoide ha trovato una nuova frontiera per raccogliere dati di addestramento: le case private di giovani professionisti in Nigeria, India e Argentina. Al centro di questo fenomeno c’è Micro1, startup con sede a Palo Alto che recluta gig worker per registrare video di sé stessi mentre svolgono le faccende domestiche, con uno smartphone montato sulla fronte. Le riprese vengono poi vendute ad aziende come Tesla, Figure AI e Agility Robotics.
Il mercato è in forte espansione. I lavoratori vengono selezionati da un agente di intelligenza artificiale, ricevono istruzioni precise su come muoversi e vengono pagati circa quindici dollari l’ora. Si punta su dati reali, e non su simulazioni virtuali, per un motivo tecnico: i modelli simulati faticano a riprodurre con precisione la fisica degli oggetti, rendendo i robot incapaci di apprendere come afferrare e spostare cose concrete.
Rimangono molti problemi riguardante la privacy e la sorte di questi dati. I lavoratori non conoscono i dettagli su come il materiale verrà conservato o ceduto a terzi. Micro1 non rivela i nomi dei clienti per ragioni di riservatezza. Le riprese catturano interni domestici, oggetti personali e routine quotidiane, e filtrare le informazioni sensibili non è sempre agevole. “È importante che i lavoratori siano informati dalle aziende stesse sulle intenzioni e sugli sviluppi futuri di questa tecnologia”, ha sottolineato Yasmine Kotturi, professoressa di human-centered computing all’università del Maryland.
Leggi l’articolo completo “The gig workers who are training humanoid robots at home” su MIT Technology Review.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (25/11/2025).

