Un’analisi approfondita condotta dal Prof. Luciano Floridi del Digital Ethics Center di Yale University suggerisce che l’attuale entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale presenta tutte le caratteristiche di una bolla tecnologica, simile a quelle che abbiamo già visto in passato.
Lo studio, che analizza cinque bolle tecnologiche precedenti – dalla bolla delle Dot-Com alla recente bolla delle criptovalute – identifica modelli ricorrenti che si stanno ripetendo anche nell’attuale hype dell’IA.
I segnali di allarme
Secondo Floridi, ci sono diversi indicatori preoccupanti:
- Valutazioni gonfiate: Come esempio emblematico, OpenAI è valutata oltre 100 miliardi di dollari sul mercato secondario, nonostante sia sulla strada per perdere 5 miliardi nel 2024.
- Corsa ai talenti: Gli stipendi degli esperti di IA hanno raggiunto livelli insostenibili, superando in alcuni casi il milione di dollari annui.
- “AI-washing”: Molte aziende stanno aggiungendo il prefisso “AI” ai loro prodotti, reminiscente dell’aggiunta di “.com” durante la bolla delle Dot-Com.
Le cinque caratteristiche della bolla
Lo studio identifica cinque tratti distintivi che accomunano tutte le bolle tecnologiche:
- Una tecnologia dirompente al centro
- Speculazione che supera la realtà
- Nuovi paradigmi di valutazione che ignorano le metriche tradizionali
- Forte partecipazione di investitori retail
- Vuoto o ritardo regolamentare
“Questa volta non è diverso“, avverte Floridi, suggerendo che la bolla dell’IA seguirà probabilmente lo stesso destino delle precedenti.
Come mitigare l’impatto
Il professore propone alcune strategie per minimizzare i danni quando la bolla scoppierà:
- Concentrarsi su modelli di business sostenibili
- Mantenere una prospettiva equilibrata sulle reali capacità dell’IA
- Supportare quadri normativi adeguati
- Promuovere una maggiore alfabetizzazione tecnologica e finanziaria
La prospettiva storica
È interessante notare come Floridi paragoni la rivoluzione dell’IA ad altre rivoluzioni tecnologiche storiche. Se la rivoluzione agricola ha richiesto millenni e quella industriale secoli, la rivoluzione digitale potrebbe richiedere decenni – un periodo molto più lungo di quanto molti “evangelisti” dell’IA vorrebbero farci credere.
Lo studio non nega il potenziale trasformativo dell’IA, ma invita a un approccio più cauto e ragionato, ricordando che il vero valore non viene dall’hype o dalla speculazione, ma dallo sviluppo di tecnologie che risolvono problemi reali.
“Non scrivo con speranza, ma per speranza“, conclude Floridi, sottolineando l’importanza di imparare dalle lezioni del passato per evitare gli errori già commessi.
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