Il termine “marciume cerebrale” (in inglese “brain rot”, scelto da Oxford come parola dell’anno, sintetizza l’allarmante declino delle capacità cognitive causato dall’uso compulsivo della tecnologia.
Infatti, degli studi scientifici condotti da istituzioni come Harvard e Oxford evidenziano un restringimento della materia grigia, una ridotta capacità di attenzione e memoria, e cambiamenti strutturali nel cervello dovuti all’esposizione prolungata ai contenuti online. La situazione è aggravata da design tecnologici come lo “scroll infinito”, che sfruttano e manipolano i meccanismi di ricompensa dopaminergica, creando dipendenze difficili da contrastare.
La diminuzione dell’attenzione è una di quelle conseguenze che risulta particolarmente drastica. Le ricerche mostrano che, dal 2004, la durata media di concentrazione su uno schermo è crollata da 2 minuti e mezzo a soli 47 secondi. Secondo esperti come il neuroscienziato Earl Miller, siamo nel pieno di una “tempesta perfetta di degrado cognitivo”, mentre il design persuasivo delle piattaforme online alimenta una corsa al ribasso che sfrutta emozioni primitive come paura e indignazione.
Tuttavia, si inizia ad intravedere segnali positivi. Infatti, aumentano i movimenti anti-tecnologia e campagne per ridurre l’uso di smartphone, oltre a diffondersi una crescente consapevolezza tra i giovani. Alcuni sostengono che il futuro cognitivo dell’umanità sembri appeso a un filo, ma che riconoscere il problema potrebbe rappresentare il primo passo verso un cambiamento.
Leggi l’articolo completo: Is doom scrolling really rotting our brains? The evidence is getting harder to ignore su theguardian.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3.

