Un nuovo movimento giovanile europeo si sta mobilitando contro gli effetti negativi dei social media sulla Generazione Z, cresciuta con piattaforme digitali e prima a subirne i danni. L’iniziativa nasce nel 2020 a Parigi con l’hashtag #StopFisha, creato da Shanley Clémot McLaren per denunciare la diffusione di account che umiliavano pubblicamente ragazze e diffondevano dati personali.
Oggi, il movimento si è allargato in tutta Europa sotto il nome di Ctrl+Alt+Reclaim, coordinato da giovani tra i 15 e i 29 anni. Tra le richieste principali c’è l’inclusione dei giovani nei processi decisionali, ambienti digitali più sicuri, trasparenza nell’uso dei dati personali e riduzione del controllo delle grandi aziende statunitensi sui social. Gli attivisti denunciano algoritmi manipolativi, contenuti d’odio, sextortion, disinformazione e discriminazioni sistemiche, che incidono su salute mentale, sicurezza e libertà online.
Le storie personali dei membri del gruppo, tra cui casi di cyberbullismo, suicidio e discriminazioni legate a genere o migrazione, evidenziano la portata dei danni. Pur criticando le piattaforme, gli attivisti non chiedono la loro eliminazione, ma un ritorno a spazi digitali più inclusivi e sicuri. Vengono esplorate in parallelo strategie di azione diretta, boicottaggi, alternative europee ai social dominanti e riduzione del tempo online come forma di liberazione.
Leggi l’articolo completo: ‘Don’t pander to the tech giants!’ How a youth movement for digital justice is spreading across Europe su theguardian.com
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/04/2025).

