Il termine “Rinascimento” è spesso utilizzato per descrivere l’impatto che avrà l’attuale rivoluzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale (IA). Questo accostamento viene fatto per enfatizzare l’idea di un’epoca di rinnovamento e trasformazione radicale, simile a quella attribuita nell’immaginario collettivo al Rinascimento storico, anche se ovviamente oggi il cambiamento è incentrato su innovazioni tecnologiche e digitali e non su quelle artistiche e culturali.
Usare il termine “Rinascimento” per parlare di una “nuova era dell’AI” racchiude l’idea che essa non sia solo un insieme di strumenti per l’automazione e l’efficienza, ma che ci troviamo in un periodo in cui l’IA sta ridefinendo, profondamente, le industrie, le economie, le società e, persino, il modo in cui pensiamo al potenziale umano e alla creatività. Questo nuovo Rinascimento sarebbe segnato dalla sinergia tra l’intelletto umano e le capacità delle macchine, giungendo a nuove scoperte campo artistico, letterario, scientifico e tecnologico. Inoltre, il termine viene utilizzato per evidenziare l’importanza di mantenere un approccio incentrato sull’uomo, in questa trasformazione guidata dall’IA. Proprio come il Rinascimento storico enfatizzava l’umanesimo, così il nuovo Rinascimento determinato dall’IA dovrebbe promuovere l’integrazione dell’IA, in modo da amplificare la creatività umana e il pensiero critico, piuttosto che sostituirli. Solo questo approccio potrebbe garantire che i benefici dell’IA siano allineati ai valori umani e al benessere sociale.
Da Musk al Vaticano
Questo accostamento è stato fatto in molte riflessioni, in vari articoli, convegni che esplorano il potenziale e le sfide dell’IA. Esso è usato da molti giornalisti e analisti di tecnologia e da leader tecnologici e imprenditori nel settore dell’IA, come quelli delle Big Tech. Elon Musk, CEO di Tesla, SpaceX e X, per esempio, ha ipotizzato una “rivoluzione dell’IA” che potrebbe trasformare l’umanità. Sundar Pichai, CEO di Google, ha definito l’impatto dell’IA “più forte di quello del fuoco o dell’elettricità” (“more profound than fire or electricity“), sostenendo che sarà un cambiamento epocale paragonabile a quelli che hanno caratterizzato altre rivoluzioni storiche. Eric Schmidt[1], ex CEO di Google, ha parlato di una “new digital age” guidata dall’IA, in cui le capacità creative e produttive dell’umanità potrebbero essere amplificate come mai prima d’ora. Anche se non tutti questi imprenditori usano esplicitamente il termine “Rinascimento”, il concetto di un’era nuova e radicalmente diversa è spesso evocato.
Anche graficamente il termine Inglese “Renaissance” è stato usato per sostenere l’analogia, evidenziando l’acronimo “AI” all’interno del termine: “RenAIssance”. Il World Economic Forum ha analizzato il concetto di “RenAIssance”, sostenendo chel’IA sta portando a una “Età dell’empowerment”, in cui la tecnologia viene utilizzata per affrontare sfide globali in settori come la biologia, la medicina personalizzata e il cambiamento climatico.
Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita del Vaticano, ha utilizzato il termine “RenAIssance” in relazione all’intelligenza artificiale per esprimere la necessità di un nuovo risveglio culturale ed etico nell’ambito dello sviluppo tecnologico. Questo concetto è stato evidenziato durante l’evento del 28 febbraio 2020, intitolato “RenAIssance: Per un’Intelligenza Artificiale al servizio dell’Uomo”, organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita. L’evento ha portato alla firma del documento “Rome Call for AI Ethics“, un appello che mira a promuovere lo sviluppo dell’IA in linea con i valori etici e umanistici. Tra i firmatari c’erano esponenti di aziende tecnologiche globali come IBM e Microsoft, insieme a rappresentanti della Chiesa cattolica.
Monsignor Paglia ha sottolineato l’importanza di mettere l’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità, e non permettere che la tecnologia scalfisca la dignità umana. Più in generale, il Vaticano auspica un uso responsabile e umanistico delle tecnologie digitali, assicurandosi che l’IA sia utilizzata per il progresso umano e non come strumento di oppressione o di disuguaglianza.
Anche all’interno dello sviluppo delle tecnologie IA il termine “Rinascimento” viene utilizzato per evidenziare il passaggio rivoluzionario dal paradigma simbolico dell’IA a quello del deep learning, che sta portando finalmente un impatto significativo. Ad esempio, Kar-Han Tan ha utilizzato il concetto di “Rinascimento dell’IA” per spiegare come i progressi in campi come il deep learning stiano trasformando molte aree della scienza e della tecnologia.

I rinascimentali non vivevano nel Rinascimento
L’uso del termine “Rinascimento” per indicare l’evoluzione in corso nasconde, però, un’operazione retorica, spesso involontaria, che dimentica la genesi storica del termine. Il termine non era usato nei secoli XIV e XVII, a cui si riferisce, per indicare un periodo storico. Insomma, i “rinascimentali” non sapevano di vivere nel “Rinascimento”. Questo termine è stato utilizzato nel contesto storico e artistico, per la prima volta, nel XVI secolo, ma è stato formalmente codificato come termine storiografico e diffuso nell’uso comune solo nel XIX secolo. Lo storico e artista Giorgio Vasari nel suo libro “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”, pubblicato nel 1550, usò il termine “Rinascita” per descrivere il risveglio delle arti e della cultura classica avvenuto in Italia a partire dal XIV secolo. Tuttavia, Vasari non lo utilizzava come un termine tecnico per indicare un periodo storico.
Il termine “Rinascimento” deriva dal francese “Renaissance”, che significa “rinascita”, ed è stato usato per la prima volta nell’accezione storiografica nel titolo di un capitolo della “Histoire de France” dello storico Jules Michelet (1855). Fu solo con la storiografia del XIX secolo, grazie agli studi di storici come Jacob Burckhardt, che il termine “Rinascimento” venne utilizzato in modo sistematico per indicare un periodo specifico della storia europea, caratterizzato dal risveglio della cultura e delle arti classiche, anche se l’autore riconosceva in realtà anche gli aspetti di continuità con il periodo medievale. Per Burckhardt il Rinascimento segna anche la nascita dell’individuo moderno, che si è liberato dal “velo” o dal mito della fede cristiana, ma, allo stesso tempo, si ritrova in mezzo a una serie di contraddizioni, tormentato da una furiosa battaglia tra razionalità ed egoismo. In particolare, il libro di Burckhardt “La civiltà del Rinascimento in Italia” del 1860 contribuì, in maniera significativa, alla diffusione e alla formalizzazione del termine nel lessico storico moderno. La definizione di quell’epoca storica è servita anche a creare un prototipo per le successive narrazioni della rottura della modernità, che sono state associate a una serie di periodi diversi.
Una categoria storiografica con troppi presupposti
L’uso del termine “Rinascimento” in ambito storiografico presuppone una serie di concetti e interpretazioni specifiche riguardanti il procedere della storia in generale, e la storia europea, in particolare, quella dell’Italia tra il XIV e il XVI secolo. Prima di tutto presuppone l’idea di una “rinascita” o un ritorno agli ideali, alle forme artistiche e ai modelli culturali dell’antichità greca e romana. Esso è spesso visto come un periodo di riscoperta dell’individuo e dell’umanesimo, con un’attenzione crescente all’antropocentrismo (l’uomo come misura di tutte le cose). Il presunto cambiamento di prospettiva, rispetto alla visione teocentrica del Medioevo, è un elemento centrale nella concezione del Rinascimento. Di questo parleremo alla voce “Umanesimo” dell’alfabeto della retorica dell’IA.
Ma soprattutto il termine “Rinascimento” presuppone una visione, diffusa nella costruzione storiografia ottocentesca, che emerge dalla necessità di dare ordine e senso alla storia: la concezione che essa proceda come una sequenza di periodi distinti, con caratteristiche omogenee, ciascuno con un inizio e una fine definiti, e che, a volte ma non necessariamente, segnano un progresso rispetto al periodo precedente: una visione della storia in cui il Rinascimento si distingue nettamente dal Medioevo, determinando una rottura e un nuovo inizio nella storia europea. Questa interpretazione sottolinea la fine del Medioevo, un’età considerata, erroneamente, di stagnazione, e l’inizio del Rinascimento come un’epoca di rinnovamento culturale. Molti degli storici successivi a Burckhardt hanno criticato l’idea di una rottura netta tra Medioevo e Rinascimento, sostenendo molti dei processi culturali, scientifici e artistici che caratterizzano il Rinascimento erano già in corso nel tardo Medioevo (XII-XIV secolo).

Quindi usare retoricamente il termine “Rinascimento” per parlare dell’AI vuole dire accettare anche una visione storiografica che divide la storia in epoche diverse, una visione semplicistica, non più considerata corretta dagli storici contemporanei: è pericoloso definire l’epoca dell’IA come un nuovo Rinascimento, perché di conseguenza si dovrebbe, implicitamente, paragonare l’epoca appena passata ad una sorta di buio Medioevo.
L’uso del termine “Rinascimento” in riferimento all’intelligenza artificiale è comprensibile e, in alcuni contesti, efficace nel trasmettere l’idea che stiamo vivendo un periodo di trasformazione radicale, ma presenta anche altre criticità. Quando si usa tale termine si presuppone che stiamo entrando in un’epoca di riscoperta, creatività e innovazione, simile alla rivoluzione culturale e artistica del XV secolo. Tuttavia, mentre il Rinascimento storico fu principalmente un movimento artistico e intellettuale, il “Rinascimento dell’IA” è visto come un periodo di trasformazione tecnologica. Se nel Rinascimento l’essere umano era come misura di tutte le cose, l’IA potrebbe trasformare il ruolo degli esseri umani, trascendere la natura umana stessa. Tutto ciò rende il paragone potenzialmente fuorviante, in quanto i fondamenti filosofici delle due epoche sono molto diversi (si veda la voce “Transumanesimo”).
In definitiva, l’uso del termine “Rinascimento” per descrivere l’era dell’IA può essere giustificato in termini retorici e metaforici, specialmente se l’obiettivo consiste nel sottolineare l’importanza rivoluzionaria di questo periodo. Tuttavia, è importante essere consapevoli delle implicazioni e delle limitazioni di questo parallelismo. Soprattutto, il dibattito storiografico sul Rinascimento mette in luce come le nostre categorie e periodizzazioni storiche siano costruzioni intellettuali a posteriori che riflettono non solo i fatti del passato, ma anche le prospettive e le ideologie degli storici che le formulano. La revisione critica del concetto di Rinascimento invita a fare un’analisi più articolata, che riconosca le continuità storiche, l’interconnessione globale e la pluralità delle esperienze culturali.
[1] Eric Schmidt & Jared Cohen. The New Digital Age. Hachette, 2013

