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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Sentenza USA: chi è responsabile degli errori dell’IA

Sentenza giuridica nei confronti di un robot umanoide

Una sentenza americana del maggio 2025 ha messo luca su una questione delicata, ovvero chi è responsabile nel caso in cui l’intelligenza artificiale combina guai. Questo quesito nasce da una vicenda che ha visto un giornalista avvalersi di ChatGPT per riassumere un documento legale, ma il chatbot ha allucinato inventando che un commentatore radiofonico aveva commesso un’appropriazione indebita. La notizia falsa è successivamente finita in un articolo, scatenando una causa per diffamazione.

Nello specifico, il tribunale della Georgia ha stabilito tre principi fondamentali. Il primo sostiene che OpenAI non è responsabile perché non ha creato intenzionalmente informazioni false: i modelli sbagliano per natura e non per cattiveria intenzionale. Il secondo, invece, afferma che chi accusa deve dimostrare la negligenza della controparte, ma è quasi impossibile farlo senza aver accesso ai segreti industriali delle Big Tech. Il terzo punto, infine, ritiene che gli utenti devono usare il cervello: se ChatGPT ti avvisa che può sbagliare e tu pubblichi comunque senza verificare, la responsabilità finale ricade sull’utente stesso.

Nonostante l’idea che l’IA non sia la responsabile di questa sentenza, il monito non è un “liberi tutti” per i produttori di AI, anzi: le aziende devono essere trasparenti sui limiti dei loro prodotti ed evitare promesse eccessive. L’IA washing, ossia vendere l’intelligenza artificiale come infallibile, può ritorcersi contro in tribunale. Pertanto, l’IA va usata con giudizio, e chi la sviluppa deve essere onesto sui suoi limiti.

Leggi l’articolo completo Chi risponde degli errori di ChatGPT? Una sentenza USA fa chiarezza (per ora) su La Repubblica.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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