Contrariamente a quanto si pensa, gli studenti che usano ChatGPT non sono pigri. Per sostenere questa tesi, uno studente universitario, Elsie McDowell, racconta come la sua generazione sia stata travolta dal caos educativo post-Covid: esami cancellati, struttura dei corsi che cambia continuamente, uniti ad un’incertezza costante.
Di fronte al fenomeno citato, le università hanno risposto con valutazioni online, e ancora oggi il 70% mantiene questa modalità. Difatti, quando ChatGPT è arrivato nel 2022, ha trovato un sistema già instabile e studenti disorientati, anche se il costo per lo studio continua a crescere. Per questo motivo, il 68% degli studenti oggi lavora part-time per finanziare i suoi studi, oppure ripaga in 40 anni, invece di 30, il prestito richiesto per frequentare l’università.
L’IA, dunque, non è una scorciatoia, ma una risposta a un sistema educativo che ha perso la bussola, in cui gli studenti hanno meno tempo per studiare e più incertezze da gestire. Pertanto, non solo è necessario che le università stabiliscano delle regole chiare e precise, ma è altrettanto importante che le mantengano in modo stabile dato che l’IA fa già parte dell’ormai frammentato panorama educativo.
Leggi l’articolo completo It’s true that my fellow students are embracing AI – but this is what the critics aren’t seeing su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

