Tre anni fa, il 30 novembre 2022, OpenAI rilasciava ChatGPT. In pochi anni, la società è passata da laboratorio di ricerca a impresa dal valore stimato di circa 500 miliardi di dollari, sostenuta da oltre 66 miliardi di investimenti. Su Wired, Andrea Daniele Signorelli ricostruisce l’evoluzione del chatbot e la rapida ascesa della società, soffermandosi sull’impatto e i limiti della tecnologia e infine sulle sfide presenti e future.
Le origini del chatbot risalgono al 2019, quando OpenAI annunciò GPT-2, un modello linguistico capace di generare testi coerenti addestrato su 8 milioni di pagine web, basato sull’architettura Transformer proposta nel 2017 dai ricercatori di Google Brain (oggi Google Deepmind). Ai tempi, OpenAI dichiarò di aver deciso di sospendere la distribuzione pubblica a causa dei timori di uso improprio. Con il lancio dell’interfaccia conversazionale di ChatGPT, avvenuto due anni dopo, l’IA generativa diventa fenomeno di massa: 100 milioni di utenti in pochi mesi, oggi 800 milioni settimanali, con una penetrazione fino al 60% tra gli under 30 nei paesi occidentali.
L’impatto, a dir poco dirompente, ha messo rapidamente in luce i limiti della tecnologia. Nell’editoria accademica proliferano testi generati contenenti allucinazioni; le AI content farms moltiplicano le fake news a costo ridottissimo e giornalismo, giustizia e medicina affrontano errori derivanti dall’uso improprio. Nell’istruzione permangono incertezze su come integrare la tecnologia, mentre sul piano professionale il rischio di automazione si sposta verso le occupazioni creative e della conoscenza. Sul fronte dei mercati, Nvidia è diventata l’azienda di maggior valore al mondo grazie ai processori indispensabili per addestrare i modelli linguistici, mentre gli investimenti nell’IA raggiungono proporzioni senza precedenti.
Non meno rilevanti sono le fragilità economiche e competitive di OpenAI, strette tra costi operativi elevati, modelli recenti meno convincenti – soprattutto in relazione alle aspettative – e una concorrenza sempre più aggressiva. A questo si aggiungono le narrative su una futura intelligenza artificiale generale (AGI), perlopiù speculative, e i timori di una possibile bolla finanziaria. Il quadro restituisce un settore in rapida trasformazione, in cui gli scenari futuri restano aperti e dipendono da scelte industriali, politiche e regolatorie. Come insegna la sociologia della scienza e della tecnologia d’altronde, il progresso tecnologico non è mai lineare nè predeterminato.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (19/02/2025).

