Le università britanniche, che dipendono sempre di più economicamente dalla presenza di studenti internazionali, stanno faticando sempre di più a gestire l’uso massiccio e diffuso dell’intelligenza artificiale nei compiti accademici in quanto i rilevatori di IA che possiedono sono inefficaci.
Difatti, studi recenti dimostrano che questi strumenti falliscono nel 75% dei casi, scendendo addirittura al 22% quando gli studenti cercano di nascondere l’uso dell’IA. Tra questi, ad esempio, Turnitin, ovvero uno dei sistemi più utilizzati, si è rivelato tra i peggiori nel riconoscere testi generati artificialmente. Per questo motivo, le università stanno sperimentando strategie diverse: alcune tornano agli esami tradizionali in presenza, altre progettano valutazioni che presuppongono l’uso dell’IA da parte degli studenti. Tuttavia, queste soluzioni temporanee, come sottolineano gli esperti, non sempre sono vantaggiose: il semplice ritorno agli esami potrebbe sacrificare competenze fondamentali come, ad esempio, la scrittura analitica e la capacità di svolgere una ricerca approfondita.
Pertanto, si stanno pensando a metodi valutativi sempre più innovativi, come utilizzare e sviluppare valutazioni più analitiche, dove gli studenti devono elaborare materiale nuovo in tempi sempre più ristretti, rendendo più difficile l’utilizzo passivo dell’IA e promuovendo invece l’applicazione critica delle conoscenze.
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