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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Cos’è il Digital Omnibus e cosa ci rivela – Parte 3 | Diritti digitali e nuovo asse politico

Soggetto femminile con capelli corti e mori che cammina testa china con la bandiera dell'UE sotto braccio al tramonto. Colori caldi, stile pastello, disegno fatto a mano

Dopo aver ricostruito il contesto politico (Parte 1) e descritto le principali novità del Digital Omnibus (Parte 2), in questa terza e ultima parte guardiamo al cuore filosofico e politico della questione: che cosa succede al principio di proporzionalità, alla Carta dei diritti fondamentali, all’idea di identità come bene indisponibile? E che cosa rivela il parallelismo tra i Paesi che sostengono l’Omnibus e l’avanzata delle destre che puntano su controllo e sorveglianza?

Unione Europea e principio di proporzionalità

La storia dell’UE è sempre stata caratterizzata dal principio di proporzionalità, sviluppato da giudici europei e usato per anni col fine di trovare un equilibrio tra diritti dei cittadini e limiti imposti dalle regole.

Ad oggi, la trasparenza digitale funge da ponte in quanto strumento utile e concreto per orientarsi nella complessità tecnologica che può risultare astratta. Nel momento in cui manca la chiarezza, inizia a vacillare anche la fiducia del cittadino e, così, crolla la possibilità di un reale dibattito politico democratico. “Il sistema della normazione tecnica è basata sul consenso” spiega Mimmo Squillace, presidente di Uninfo, uno degli enti nazionali di informazione che sta contribuendo alla scrittura degli standard dell’AI Act. “È facile trovarlo su temi tecnici, ma con l’AI Act ci troviamo davanti a qualcosa di immateriale, come i diritti fondamentali, necessari per la conformità ma più complessi da inquadrare” aggiunge. Uno dei principi fondamentali dell’AI Act, infatti, è la trasparenza. L’Europa stava appunto tentando di costruire un modello per gestire l’incertezza tecnologica con l’AI Act, il GDPR, il DSA e DMA. Invece, le aziende e alcuni governi hanno accusato l’UE di aver creato confusione e di non aver loro stessi in primis rispettato alcune scadenze previste.

Questa situazione ha fatto emergere che non basta scrivere delle regole, serve anche creare fiducia, tutelando i diritti delle persone e affrontando le dinamiche di potere tra diversi paesi e aziende. Questo significa che l’AI Act non deve limitarsi a definire come dovrebbero funzionare gli algoritmi, ma deve anche permettere a chi partecipa al dibattito pubblico di capire di cosa si sta parlando. Si tratta una condizione minima affinché i processi democratici rimangano chiari e non vengano influenzati dall’opacità della tecnologia.

I tre assi della democrazia digitale si scontrano con il Digital Omnibus

Riprendendo il principio di proporzionalità, ad oggi è possibile individuare tre assi principali affinché venga garantita una democrazia digitale:

Trasparenza come fiducia,
identità come bene indisponibile,
legittimazione delle regole come equilibrio tra poteri.

Proprio per via del principio di proporzionalità che ha sempre caratterizzato il sistema normativo dell’UE, uno dei punti principali del GDPR era proprio il diritto di accesso, per cui ogni persona poteva sapere quali dati la riguardavano, perché venivano trattati e con quali effetti. Questo diritto esiste ancora, ma il Digital Omnibus lo inserisce in procedure standardizzate, con moduli, interfacce centralizzate e protocolli da seguire. È un diritto che quindi c’è ancora, ma è diventato più difficile da esercitare perché richiede tempo, competenze e procedure burocratiche. In questo modo, il diritto d’accesso si fa sempre meno accessibile, oltre che meno trasparente.

A questo va aggiunto che dispositivi come smartphone, auto connesse, assistenti vocali ed elettrodomestici intelligenti producono dati che raccontano non solo cosa fanno le persone, ma come vivono. Il GDPR riconosceva che queste informazioni richiedevano una protezione preventiva, dato che riguardano la vita e i comportamenti delle persone. Il Digital Omnibus, invece, ha spostato la tutela a un controllo successivo all’uso dei dati, rischiando di rendere la profilazione quotidiana e normale, non più un’eccezione da controllare.

Digital Omnibus vs Carta dei Diritti Fondamentali

Queste scelte si scontrano con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che, agli articoli 7 e 8 dedicati alla protezione dei dati personali, non tratta la privacy come un requisito procedurale o un equilibrio da negoziare con altri interessi. Al contrario, la considera un’estensione della libertà personale, un diritto originario che precede l’organizzazione dei servizi e dei sistemi digitali. Per questo, nel modello del GDPR originale, la protezione veniva prima del trattamento e ne costituiva il limite strutturale.

Questi aspetti del Digital Omnibus contrastano con i tre assi individuati per garantire una democrazia digitale. “La Commissione sembra intenzionata a distruggere le garanzie dei diritti fondamentali e a prepararci per mesi, se non anni, a lotte intestine e incertezza giuridica senza alcun guadagno tangibile per la competitività dell’UE“, ha affermato Daniel Leufer, analista politico senior di AccessNow.

Cambio Paradigmatico

Oltre agli Stati Uniti, anche alcuni governi di Stati membri hanno manifestato la volontà di rivedere le normative europee sull’AI, sostenendo che mettono a rischio le aziende e che le penalizzano nella corsa all’intelligenza artificiale.

Tuttavia, anche in seguito a diverse lettere aperte, l’UE aveva finora continuato a sostenere l’importanza di un inquadramento normativo serio, ambendo al primato mondiale in questo campo. Sembra quindi lecito domandarsi a quali Stati appartengano le aziende che hanno protestato contro le regolamentazioni e qual è il partito che governa i Paesi che hanno preso posizione favorevole al Digital Omnibus.

Infatti, con questo riadattamento delle norme, l’UE ha scelto di privilegiare un margine più ampio per lo sviluppo tecnologico a scapito delle regolamentazioni a cui hanno tanto lavorato, accettando di ridurre la privacy delle persone, spingendo verso un sistema di controllo costante, capillare e sia individuale che di massa, andando a compromettere i diritti fondamentali dell’essere umano. Tutto ciò è stato motivato con l’intenzione di voler favorire sia le aziende statunitensi sia quelle europee. Il Parlamento europeo ha giustificato questa flessibilità spiegando che dovrebbe servire anche alla crescita interna delle tecnologie, in quanto le imprese europee necessitano di questo allentamento, ad esempio nella gestione e nell’utilizzo dei dati, per continuare a svilupparsi.

Stati e orientamenti politici a favore del Digital Omnibus

Gli Stati europei che si sono mostrati a favore del Digital Omnibus sono la Germania, che ha un governo di destra, la Svezia, il cui governo è considerato di centrodestra (si tratta di una coalizione formata dai partiti Moderati, Liberali e Democratici Cristiani), la Finlandia, che ha un governo di centro-destra.

La Danimarca, invece, è un governo considerato di centrosinistra socialdemocratico, ma possiede alcune tra le leggi più severe e discriminatorie contro i migranti che ci siano in Europa.

Per quanto riguarda la Francia, Macron dovrebbe rappresentare il centro, tuttavia ha anche lui adottato diverse politiche che richiamano molto più ai valori della destra, piuttosto che a quelli di sinistra.

L’Italia, attualmente guidata da Fratelli d’Italia, partito di destra e nazionalista, insieme alla Lega (destra) e Forza Italia (centrodestra liberale), si è anch’essa dimostrata favorevole a un allentamento della regolamentazione AI per incentivare lo sviluppo tecnologico. Molte imprese italiane hanno infatti aderito alla lettera aperta “Stop-The-Clock”.

Oltre ai governi di vari paesi, anche le imprese di diversi Stati si sono espresse a favore del Digital Omnibus, come il gruppo di aziende francesi prima, e italiane poi, che hanno aderito alla lettera aperta presentata a luglio, così come le 44 aziende danesi. Le imprese dei paesi nordici si sono espresse a favore di un ritardo nelle applicazioni delle normative AI.

I primi ad essersi manifestati in questo senso, ovviamente sono gli Stati Uniti e le loro imprese.

Chi si è espresso contro il Digital Omnibus

Le voci che si sono mostrate più critiche verso il Digital Omnibus sono state le forze politiche progressiste o di sinistra a livello europeo (S&D, Verdi), perché temono che sotto la parola “semplificazione” si nasconda una deregolamentazione che mette a rischio i diritti digitali e i diritti in generale.

Critiche molto forti arrivano anche dalla società civile e da associazioni come Noyb (un’associazione per i diritti digitali) o la European Digital Rights (EDRi, un’associazione europea no-profit composta da decine di ONG, esperti, accademici e attivisti che da oltre vent’anni si occupano di tutelare i diritti digitali nel continente).

Paesi con governi socialdemocratici o progressisti tendono a essere più cauti sulle modifiche, cercando di preservare le norme esistenti sulla privacy, anche a costo di maggiore burocrazia.

Un parallelismo allarmante

È difficile individuare un blocco netto destra contro sinistra. Tuttavia, sono i governi di destra o con politiche di controllo che appoggiano queste semplificazioni, favorendo l’economia e riducendo i diritti delle persone.

Interessante che alcuni di questi Stati, come la Germania, la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti, siano già finiti al centro di polemiche per aver usato tecnologie digitali e sistemi AI per fini di controllo. In alcuni casi si parla di controllo biometrico (come la Francia nel periodo dei Giochi Olimpici, o gli Stati Uniti per gestire la migrazione e sorvegliare le manifestazioni). In altri casi, si parla addirittura di spionaggio (come, ad esempio, l’Italia con il caso che riguarda l’ausilio di spyware come Paragon Solution, impiegato sui giornalisti illegalmente). Inoltre, l’intelligence occidentale si appoggia in maniera sostanziale a sistemi informatici sviluppati da aziende israeliane.

Sembra possibile quindi affermare che esiste un parallelismo tra i paesi che, attraverso i propri governi o le proprie aziende, si sono mostrati a favore del Digital Omnibus, con le politiche di destra in forte aumento sul territorio occidentale.

Queste politiche di destra sono caratterizzate da dinamiche di controllo sempre più invasive e sistemiche, dando origine a uno schema politico che si appoggia alla sorveglianza, che si sposa perfettamente con le logiche di profilazione e tracciamento dei prodotti digitali con i quali le persone interagiscono ormai quotidianamente.

La mancanza di interesse verso una possibile deregolamentazione dovuta al Digital Omnibus, che potrebbe causare la perdita di diritti fondamentali quali la privacy, e di valori cruciali come il principio di proporzionalità, sembra diventare un vantaggio per alcuni, e proprio questo veicola un messaggio molto chiaro e spaventoso.

Il ruolo dei mezzi di comunicazione sulla politica

D’altra parte, potrebbe anche essere che siano le architetture degli strumenti di comunicazione oggi in uso a modellare, in qualche modo, le regole delle società, non sarebbe la prima volta che accade. Basti infatti pensare a come la radio, prima, e la televisione, poi, hanno impattato in primis la maniera di comunicare per poi, in un secondo tempo, modellare la comunicazione politica e, quindi, anche la politica. Anche i social media hanno generato un cambiamento analogo, portando la comunicazione politica caratterizzata da un linguaggio tipicamente più istituzionale, a una narrazione cha appare più personale, che si adatta alle logiche e alle regole dei social, abbassando il livello in tal modo da avvicinarsi agli elettori.

Il ruolo della pontificazione che caratterizzava i media tradizionali è stato progressivamente abbandonato, per favorire una forma di accessibilità dell’informazione a un pubblico quanto più ampio possibile.
La maniera in cui i politici si presentano e si rivolgono al pubblico è cambiato in funzione del mezzo impiegato.

L’Italia declassata nel rapporto di valutazione globale sulle libertà civili

Tuttavia, nel caso del Digital Omnibus, sono state prese decisioni così concrete, in risposta a richieste altrettanto concrete, lascia pensare che una certa consapevolezza ci fosse già prima di adottare questi strumenti su larga scala. Si può quindi ritenere plausibile che i governi che sposano il Digital Omnibus siano anche quelli intenzionati a trarne un vantaggio politico (rendendo legali strumenti di controllo), oltre che economico.

Non a caso, il nuovo rapporto del Civicus Monitor ha recentemente paragonato l’Italia all’Ungheria di Orbàn, declassandola da paese con spazi civici “ridotti” a “ostruiti”, esattamente come il livello dell’Ungheria. Anche Amnesty International segnala che la libertà di chiunque è a rischio. Questo declassamento tocca anche altri 39 paesi mondiali tra cui, appunto, Ungheria, Brasile e Sudafrica, ma anche Francia, Germania, Stati Uniti d’America, Israele e Argentina.

Immagini generate tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/12/2025).

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