Diversi brand, che si avvalgono degli influencer per promuovere i propri prodotti, cercano di evitare quelli che trattano tematiche politiche, nonostante questa ricerca non sia così semplice. Difatti, con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, alcune agenzie di marketing stanno sviluppando strumenti che utilizzano l’IA per valutare la “brand safety” di alcuni influencer, in modo da prevenire eventuali discussioni di tipo politico. Un esempio è Captiv8, che assegna punteggi di sicurezza agli influencer analizzando menzioni politiche in articoli online e attribuendo lettere ai creatori in base ai loro contenuti: questa, infatti, prevede se un creatore discuterà di argomenti repubblicani o democratici, e i marketer possono ottenere un voto di sicurezza per i contenuti dei creatori. Viral Nation offre, invece, profili di rischio che valutano anni di post per individuare elementi politici o controversi.
La necessità di strumenti di questo tipo è emersa ulteriormente durante la presidenza Trump, quando i boicottaggi dei consumatori hanno spinto i marchi a evitare contenuti dannosi sui social media, ma, come sostiene Tyler Vaught di Edelman, aumenterà notevolmente dopo le elezioni, poiché i marchi non vogliono sorprese e vogliono preservare la propria immagine. Quanto appena affermato ha come conseguenza una riduzione drastica per la spesa pubblicitaria per promuovere le notizie e si colloca in un contesto sociale e culturale dove, ormai, gestire la brand safety è diventato un aspetto cruciale per conservare i propri interessi economici in un panorama mediatico sempre più complesso e politicamente sensibile.
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Foto di Sara Kurfeß su Unsplash

