Una ricerca pubblicata su JAMA Network Open mette in discussione l’idea che l’IA possa alleviare il burnout tra i radiologi, evidenziando invece una correlazione tra il suo uso frequente e un aumento del rischio di esaurimento.
Lo studio, condotto da ricercatori cinesi su oltre 6.700 radiologi, rileva che i professionisti con carichi di lavoro pesanti o con scetticismo verso l’IA sono più vulnerabili. Il burnout, già elevato tra i radiologi rispetto ad altre specializzazioni, è associato a fattori come sovraccarico lavorativo ed esaurimento emotivo, amplificati dall’uso dell’IA per attività di post-elaborazione e diagnosi.
Il campione, composto per il 65% da uomini con un’età media di 41 anni, includeva oltre 3.000 radiologi che utilizzano regolarmente l’IA. In questo gruppo, il tasso di burnout è risultato più alto (40,9%) rispetto ai colleghi che non la impiegano costantemente (38,6%). I ricercatori suggeriscono che l’IA, anziché ridurre il carico di lavoro, potrebbe aumentarne la complessità, soprattutto nelle diagnosi cliniche.
Sembrerebbe però che il problema non sia per forza direttamente collegato all’IA, ma potrebbe riguardare piuttosto l’uso da parte di radiologi già in condizione di esaurimento per affrontare il sovraccarico. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere le dinamiche dell’interazione uomo-macchina, ritenendo prematuro considerare l’IA una soluzione al burnout medico.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

