La tecnologia moderna incide sull’evoluzione delle interazioni sociali e un numero crescente di ricerche indica una correlazione significativa con la solitudine, specialmente tra i giovani.
Sembrerebbe che sempre più americani si isolino dalla società. Uno studio di Laura Marciano sugli adolescenti ha rivelato che la maggior parte degli intervistati non socializzava attivamente, pur essendo immersa nei social media. Secondo il chirurgo generale Vivek Murthy, la solitudine è diventata un’epidemia, con la tecnologia come possibile fattore aggravante.
Sembrerebbe che l’uso dei social media abbia sortito effetti discutibili. Infatti, sebbene i confronti sociali possano motivare, il costante paragone su piattaforme come Instagram spesso alimenta invidia e paura di esclusione (la cosiddetta “FOMO”), danneggiando l’autostima. Meta ha introdotto opzioni per nascondere i “Mi piace” per attenuare tali effetti, ma i problemi di fondo sembrano persistere. Anche la comunicazione digitale, caratterizzata da messaggi brevi e rapidi, tende a ostacolare le connessioni autentiche rispetto alle chiamate o alle interazioni visive, impoverendo il senso di intimità e di connessione reale.
Un’altra abitudine associata alla tecnologia è il binge-watching, un comportamento incentivato dalle piattaforme di streaming che può andare a peggiorare la condizione di isolamento e ansia. Persone sole tendono a rifugiarsi nelle serie TV, aggravando la solitudine stessa. Strumenti come i limiti di tempo sugli schermi aiutano solo parzialmente.L’autodisciplina, invece, risulta essere un elemento cruciale per ridurre gli impatti negativi risulta.
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