Sembrerebbe che il traffico di internet sia sempre più dominato da sistemi automatizzati. Secondo il rapporto 2024 di Imperva, i bot rappresentano il 51% dell’attività online, superando per la prima volta l’interazione umana. A preoccupare, però. è soprattutto la crescita dei bot dannosi, che costituiscono il 37% del totale e sono sempre più spesso alimentati da strumenti AI. L’uso criminale dell’IA consente oggi di lanciare attacchi su larga scala a costi ridotti, facilitando, ad esempio, anche l’accesso a soggetti con competenze tecniche limitate.
All’interno del rapporto Imperna, viene effettuata una distinzione tra bot “semplici”, facilmente identificabili, e bot “avanzati” o polimorfici, capaci di modificarsi e aggirare i sistemi di difesa. I primi sono ancora i più diffusi, ma i secondi sono in rapida evoluzione, grazie al supporto dell’IA che perfeziona le strategie di elusione e ottimizza gli attacchi. Tra le tecniche più diffuse emergono il data scraping, le frodi nei pagamenti, il furto di account e il cosiddetto scalping, concentrati sulle vulnerabilità delle API.
Nel 2024 Imperva ha rilevato circa 2 milioni di attacchi al giorno basati sull’IA, bloccando un totale di 13 trilioni di richieste automatizzate. I bot assistiti da IA più attivi includono ByteSpider Bot, AppleBot, Claude Bot e ChatGPT User Bot. Il panorama che si sta delineando indica un’evoluzione costante in cui l’automazione riguarda anche il settore delle truffe e dell’illegalità, diventando sempre più sofisticato e accessibile.
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